Pioggia dalla portafinestra: da dove entra l’acqua
La prima pioggia forte dell’autunno arriva di traverso, spinta dal vento contro il balcone. Verso sera c’è un asciugamano ripiegato davanti alla portafinestra e una riga scura che si allarga sul pavimento. La domanda è una sola, e se la fanno quasi tutti: è rotta?
L’acqua non entra dove la vedi: la vedi dove finisce la strada
Quasi mai la portafinestra è rotta. L’acqua scende dove la porta la gravità, va di lato dove la spinge il vento e si ferma solo davanti a una barriera continua: se la barriera ha un varco, passa. La macchia sul pavimento è l’arrivo di un percorso, non la partenza, e le partenze possibili sono poche.
Per questo la prima mossa utile, mentre piove o subito dopo, non è soltanto asciugare: è guardare dove compare, che forma ha e da che lato soffiava il vento. Una riga lungo la soglia racconta una storia, due gocce agli angoli un’altra, una macchia che sale dal muro una terza.
e vento Qui compare l’acqua
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Il pavimento del balcone
Piatto, o inclinato verso la porta, tiene l’acqua ferma contro la soglia. Compare come una riga per tutta la larghezza, con la pozza ancora fuori.
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I fori di scarico
Le aperture sul bordo esterno della soglia: se sono chiuse, la vaschetta trabocca verso casa. Compare come una riga ordinata davanti alla porta.
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La guarnizione
Gomma indurita o staccata lungo la battuta. Compare come gocce dal bordo basso dell’anta o dagli angoli, solo con il vento da quel lato.
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La tenuta dell’anta
Ogni serramento regge fino a una certa pressione, la sua classe. Oltre, l’acqua passa dalla battuta e scende dall’alto o dai bordi.
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Il giunto e il davanzale
La fessura fra telaio e muro, o un davanzale senza pendenza né gocciolatoio. Compare ai lati, lungo il muro, o come pavimento umido ai bordi.
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La condensa
Non è pioggia: è il vapore di casa su un vetro freddo. Compare al mattino, anche con il cielo sereno, e solo su vetro e telaio.
Una riga davanti alla soglia, per tutta la larghezza
Sotto una portafinestra c’è una soglia, e in molti serramenti moderni è fatta a vaschetta: raccoglie l’acqua che arriva alla battuta e la manda fuori da piccole aperture sul bordo esterno. Funziona finché restano vere due cose. La prima è che fuori l’acqua abbia dove andare. Il pavimento del balcone dovrebbe avere una pendenza, anche lieve, che la porti verso lo scarico e lontano dal telaio. Se il piano è piatto, o peggio inclina verso la porta, dopo un acquazzone si forma una pozza proprio contro la soglia, e un’acqua ferma ha tutto il tempo di trovare un varco. Una pozza ancora sul balcone ore dopo la pioggia è un indizio quasi certo.
La seconda è che le aperture di scarico siano libere. Sono fessure, spesso coperte da un cappuccio, e si intasano di polvere, foglie e sabbia portata dal vento. Capita anche che qualcuno le chiuda con una passata di silicone per sigillare meglio, ed è l’errore peggiore: la vaschetta tracima verso casa, in una riga ordinata lungo la soglia. È una delle cause più comuni e una delle più facili da risolvere. Lo scovolino del giro di manutenzione prima dell’inverno basta a liberarle, senza forzare.
Gocce dal bordo basso dell’anta, solo con il vento da un lato
Se l’acqua arriva a gocce, dal bordo basso dell’anta o dagli angoli, e solo quando il vento batte da una certa parte, il sospetto va alla guarnizione. La gomma fa tenuta lungo tutta la battuta: con gli anni si indurisce, si schiaccia, si stacca da un angolo, e la pioggia spinta di lato la trova. Si riconosce a occhio e al dito: gomma screpolata, che premuta non torna in forma, o uscita dalla sua sede.
C’è poi un caso diverso, in cui non c’è niente di rotto: la classe di tenuta all’acqua. Ogni serramento nuovo viene provato in laboratorio secondo la UNI EN 1027: si spruzza acqua in modo continuo mentre la pressione dell’aria sale a gradini, e la UNI EN 12208 classifica il risultato in base alla pressione raggiunta senza che entri acqua. Per un serramento completamente esposto le classi vanno da 1A a 9A, e la 9A corrisponde a 600 pascal; oltre ci sono E750, E900, E1050. Per uno parzialmente riparato la scala va da 1B a 7B.
Su una portafinestra molto esposta, ai piani alti o sul lato del vento, una classe bassa può non bastare per un temporale forte. Ma la classe da sola non è mai la risposta: è il voto di una prova di laboratorio, fatta prima della posa, e non dice niente dell’inclinazione del balcone né di come è sigillato il perimetro. Come si legge sul foglio del preventivo lo trovi in come leggere la scheda tecnica di un serramento.
Una macchia lungo il muro, o un pavimento umido ai bordi
Se l’acqua non è davanti alla porta ma ai lati, o sale come una macchia dall’intonaco, o il pavimento resta umido ai bordi a lungo dopo la pioggia, la strada passa sotto o accanto al telaio, nel giunto fra serramento e muro.
Il giunto è la fessura che resta tutt’intorno alla finestra e che in cantiere si riempie con materiali diversi per compiti diversi. In basso è il punto più sollecitato del perimetro, perché l’acqua non lo colpisce soltanto: ci si ferma sopra. Se la sigillatura esterna è crepata, se il davanzale o la soglia in pietra inclinano verso il serramento invece che verso fuori, o se manca il gocciolatoio, cioè il bordo o l’incavo che stacca l’acqua dalla facciata, la pioggia torna indietro lungo il muro e finisce sotto il telaio. È un difetto di posa, non di serramento, ed è il tipo di dettaglio che una posa a regola d’arte guarda per primo.
A volte non è entrata nessuna acqua
C’è un’ultima possibilità, che disorienta: l’acqua non viene da fuori. Se il vetro e il telaio sono bagnati la mattina dopo una notte fredda, anche con il cielo sereno, e il pavimento è asciutto, quasi certamente è condensa. La pioggia entra solo quando piove, spesso da un lato soltanto; la condensa compare sul vetro e sul telaio, e con il sole se ne va. Dove si forma e cosa vuol dire lo abbiamo raccontato in le finestre che piangono. Se invece c’è una macchia scura in un angolo anche nei giorni asciutti, si tratta di un’altra storia, quella della muffa negli angoli di casa.
Cosa si controlla da soli, cosa no, e quando chiamare
Da soli si può fare molto, a cominciare dall’osservare. Mentre piove, o appena dopo, si segna con un pezzo di nastro di carta il punto in cui compare l’acqua e lo si fotografa, annotando da che parte soffiava il vento. Il giorno dopo si guarda il balcone: se c’è ancora una pozza contro la soglia, si liberano lo scarico del balcone da foglie e terra e le aperture della soglia con lo scovolino. Poi si controlla la guarnizione con un dito. Un bicchiere d’acqua versato piano nella vaschetta della soglia dovrebbe uscire dal bordo esterno: se resta lì, gli scarichi sono ancora chiusi.
Non si fa, invece, ciò che sembra risolvere in fretta: chiudere i fori con il silicone, sigillare la soglia dall’esterno, intervenire da soli sul giunto, sul davanzale o sulla pendenza del balcone. Sono lavori che cambiano il percorso dell’acqua, e fatti male la spostano soltanto in un altro punto.
Si chiama quando, a scarichi liberi e guarnizione sana, l’acqua entra a ogni temporale. Quando arriva sul parquet, che si gonfia, o sul soffitto di chi abita sotto. Quando la macchia sul muro cresce o l’anta non chiude più come prima. Basta una telefonata o un messaggio con due fotografie, il punto dove compare l’acqua e la portafinestra intera vista da fuori: dalla strada dell’acqua si capisce già molto. Se serve, passiamo con il posatore a guardare soglia, scarichi e giunto. E se la causa sta nel balcone e non nel serramento, lo diciamo, anche quando non c’è niente da cambiare.
Fonti
- UNI EN 12208, tenuta all’acqua dei serramenti (classificazione), e UNI EN 1027, metodo di prova. Classi 1A-9A, 1B-7B, E750 e oltre, 9A a 600 Pa: La tenuta all’acqua del serramento UNI EN 12208, Posa Qualificata.
- Pendenza del terrazzo verso i punti di raccolta e gocciolatoio: Infiltrazioni d’acqua sul terrazzo, Design and More.
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