Tapparelle motorizzate: cosa c’è nel rullo, cosa chiedere

Soggiorno di una casa comune con una finestra dagli infissi neri, la tapparella abbassata a metà e un pulsante a muro accanto alla finestra, in luce naturale

Alla sera premi il pulsante accanto alla finestra e da sopra la tua testa arriva un ronzio sottile. La tapparella scende e si ferma da sola, esattamente dove deve. Dentro il cassonetto, che nessuno apre da anni, in quei secondi succedono cose molto precise.

Il telo è a metà.

  1. Il rullo. Il tubo su cui il telo si avvolge, sopra la finestra, dentro il cassonetto.

  2. Il motore tubolare. Un cilindro stretto che sta dentro il rullo e lo fa girare dall’interno.

  3. Il finecorsa. Dice al motore dove fermarsi, in alto e in basso. Sta nella testa del motore, regolato a mano o memorizzato.

  4. Le guide. I due canali laterali in cui scorre il telo.

  5. Il davanzale. Il piano su cui il telo arriva quando è tutto abbassato.

Sezione frontale di una finestra con il cassonetto aperto.

Il motore sta dentro il rullo, e la sua taglia la decide il telo

Una tapparella elettrica ha di norma un motore tubolare: un cilindro stretto e lungo che entra nel rullo avvolgitore e lo fa girare dall’interno. Da fuori non si vede nulla, tranne la testa del motore, fissata a una staffa nel cassonetto, da cui esce il cavo. La sicurezza di questi motori ha una norma europea dedicata, la EN IEC 60335-2-97, nell’edizione in vigore dal 2023.

La parola che conta è coppia, cioè la forza con cui il motore fa girare il rullo. Per un calcolo di massima si moltiplicano la massa del telo, la gravità e il raggio al quale il telo agisce: quando è tutto avvolto il rullo è più spesso e il raggio cresce. Quel valore, però, non è ancora la taglia del motore, perché attrito, guide e rendimento obbligano a guardare la tabella del produttore.

Una coppia scarsa fa fermare e scaldare il motore. Una coppia abbondante non è una scorciatoia: non corregge guide dure né un telo deformato, e aumenta le sollecitazioni quando la tapparella arriva a battuta.

I finecorsa dicono al motore dove fermarsi, e tarati male si sentono

Il motore deve sapere dove finisce la corsa. I finecorsa possono essere meccanici, regolati agendo sulla testa del motore; elettronici, memorizzati con una procedura che il motore ricorda; oppure automatici, che imparano le battute da soli. Non esiste una sequenza di programmazione valida per tutti i motori, ed è il motivo per cui la taratura si fa con il manuale di quel motore davanti.

Se è sbagliata, i segni sono riconoscibili. Un finecorsa alto troppo alto può trascinare il telo dentro il cassonetto, con la stecca finale che urta il rullo. Uno basso troppo basso comprime le stecche, oppure lascia il motore alimentato contro la battuta. Se invece il telo si ferma troppo presto, resta sollevato e lascia uno spiraglio sopra il davanzale, da cui passano luce, aria e rumore.

Su alcune tapparelle anche i fermi applicati al telo fanno parte della logica di arresto, ma solo se il motore è fatto e programmato per quella configurazione. La taratura va quindi controllata a lavoro finito, con la tapparella aperta e chiusa per intero.

Il rilevamento dell’ostacolo aiuta, ma non è una barriera di sicurezza

Non tutti i motori lo hanno. Quelli che lo hanno leggono lo sforzo del motore con un encoder, un sensore che conta i giri: se in discesa il telo incontra qualcosa, lo sforzo sale e il motore si ferma. Alcuni sollevano il telo di poco per liberare l’ostacolo.

Dove serve davvero lo si capisce con tre casi. Un vaso dimenticato sul davanzale. Il gelo, che in inverno può incollare il telo alle guide: certi motori riconoscono il telo bloccato dal ghiaccio e si fermano, invece di strapparlo. E i bambini, che però sono il caso su cui non bisogna illudersi.

La funzione non è universale e non trasforma la tapparella in una barriera di sicurezza, perché dipende da attriti, sensibilità, attacchi del telo e programmazione. Il telo non deve muoversi se nel suo percorso ci sono persone, animali o oggetti, e pulsanti e telecomandi non sono un gioco.

Un pulsante a muro o un telecomando: il comando cambia i fili, non il motore

Col comando a filo il pulsante a muro è collegato al motore con un cavo, e deve impedire che salita e discesa vengano alimentate insieme, perché sarebbe un danno per il motore. Con la radio basta un telecomando o un trasmettitore a muro: servono meno opere per aggiungere un punto di comando, ma bisogna verificare compatibilità con il motore, portata e batterie.

La programmazione oraria apre e chiude la tapparella a orari fissi. È comoda, ma deve escludere le zone dove ci sono persone, animali o una porta-finestra da cui si esce, e non sostituisce la valutazione dell’ostacolo reale.

Un comando centralizzato, infine, non si ottiene collegando in parallelo motori a caso: servono relè o centrali dichiarati compatibili.

Se salta la corrente, la tapparella resta dov’è

Un motore standard, senza alimentazione, resta fermo. Se la tapparella era giù, resta giù. La manovra di soccorso, di solito un’asta o una manovella che si aggancia alla testa del motore, esiste solo su alcuni modelli, e si controlla prima di scegliere. Non serve se l’asta o il punto di comando sono irraggiungibili.

In una stanza con una sola finestra, o nella camera di chi dorme, conviene decidere prima come si apre la tapparella in un blackout. L’alternativa è un’alimentazione di riserva.

Motorizzare una tapparella che c’è già: telo, spazio e cassonetto

Prima di scegliere il motore si guardano il peso e lo scorrimento del telo, il diametro del rullo e lo spazio nel cassonetto per la testa, la staffa, il cavo e la manutenzione. Il cavo non deve restare schiacciato dal telo. La cinghia e l’avvolgitore a parete spariscono, e il passaggio della cinghia nel muro va richiuso: è una fessura in più da cui entrano aria e rumore.

Poi c’è la linea elettrica. Portare l’alimentazione fino al cassonetto significa intervenire sull’impianto, e questo è lavoro da elettricista: il D.M. 37/2008 richiede un’impresa abilitata, che a fine lavori rilascia la dichiarazione di conformità.

A cassonetto aperto, c’è l’occasione di guardare com’è messo. Spesso è il punto peggiore di tutta la parete: un vano cavo, chiuso da un pannello sottile, a contatto con l’esterno. Si ispezionano polvere, nidi e rullo che struscia, come nella manutenzione prima dell’inverno, e si isola. L’isolante non deve invadere lo spazio in cui si avvolge il telo, e il cassonetto deve restare a tenuta d’aria e ispezionabile.

Il rumore viene da tutta la catena, non solo dal motore

Il rumore nasce da motore, riduttore, rullo, supporti, telo e guide. Una vibrazione trasmessa alla muratura può essere più fastidiosa del motore stesso, e per questo si controllano l’allineamento del rullo, i supporti, le stecche laterali e gli spazzolini delle guide.

Un cassonetto trascurato è anche uno dei punti da cui entra il rumore della strada. Aprirlo per motorizzare è il momento di sistemare le due cose insieme. Se invece devi ancora scegliere fra tapparella, persiana e frangisole, la scelta si fa prima, con la guida sulla schermatura solare.

Fonti

  • Tapparelle motorizzate
  • Motore tubolare
  • Finecorsa
  • Rilevamento ostacolo
  • Manovra di soccorso
  • Cassonetto tapparella
  • Tapparelle elettriche
  • Infissi Roma Frosinone
Domande frequenti

Le risposte rapide

Come funziona il motore di una tapparella elettrica?

È un motore tubolare, un cilindro stretto che entra nel rullo su cui si avvolge il telo e lo fa girare dall’interno. Fuori dal rullo si vede solo la testa, fissata a una staffa nel cassonetto, da cui esce il cavo. I finecorsa gli dicono dove fermarsi in alto e in basso.

Come si sceglie la coppia del motore?

Si parte dal peso del telo e dal raggio del rullo quando il telo è tutto avvolto: da questi due dati si ricava la coppia teorica. La taglia definitiva però si legge nella tabella del produttore del motore, perché contano anche gli attriti e le guide. Una coppia scarsa ferma e scalda il motore; una coppia abbondante non sistema guide dure o un telo deformato.

Cosa succede alla tapparella elettrica se manca la corrente?

Un motore standard resta fermo, e la tapparella resta dov’è. Esistono motori con una manovra di soccorso, un’asta o una manovella che si aggancia alla testa del motore, ma solo su alcuni modelli: va verificata prima. Non serve se l’asta o il punto di comando restano irraggiungibili.

Il rilevamento dell’ostacolo protegge i bambini?

Aiuta, ma non fa della tapparella una barriera di sicurezza. Non tutti i motori lo hanno, e il suo funzionamento dipende da attriti, sensibilità e programmazione. Il telo non deve muoversi con persone, animali o oggetti nel percorso, e pulsanti e telecomandi non sono un gioco per i bambini.

Posso motorizzare la tapparella che ho già?

Spesso sì, ma prima si verificano peso e scorrimento del telo, diametro del rullo e spazio nel cassonetto per testa, staffa e cavo. La cinghia e l’avvolgitore a parete spariscono, e va portata una linea elettrica fino al cassonetto: è un intervento sull’impianto, da affidare a un’impresa abilitata che rilascia la dichiarazione di conformità.

Cosa sono i finecorsa e cosa succede se sono tarati male?

Sono i limiti di corsa del motore. Se quello alto è troppo alto, il telo può essere trascinato dentro il cassonetto; se quello basso è troppo basso, le stecche vengono compresse o il motore resta alimentato contro la battuta. Se si ferma troppo presto, il telo resta sollevato e lascia uno spiraglio.

Hai una tapparella da motorizzare?

Mandaci qualche fotografia della finestra, del cassonetto e del punto in cui oggi arriva la cinghia, con le misure di massima. Con il preventivo preliminare, entro 72-96 ore, si capisce cosa serve davvero: il motore, la linea elettrica e lo stato del cassonetto.

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