Come si struttura un preventivo Unyka: voci, tempi e cosa è incluso
Apriamo il nostro documento e lo spieghiamo pagina per pagina: l’elenco dei serramenti, l’allegato tecnico, i tempi, le condizioni. Compreso il motivo per cui la stessa fornitura può avere due IVA diverse.
Apriamo il nostro documento e lo spieghiamo pagina per pagina. Compreso il motivo per cui la stessa fornitura può avere due IVA diverse.
Perché pubblichiamo com’è fatto il nostro preventivo
Qualche settimana fa abbiamo scritto una guida su come confrontare due preventivi che sembrano uguali. Diceva, in sostanza, che un preventivo serio deve elencare i serramenti uno per uno, descrivere il vetro per esteso, dire cosa è compreso e cosa no, nominare la posa e distinguere le garanzie.
Scrivere quelle cose è facile. Sottoporsi allo stesso metro un po’ meno. Per questo qui apriamo il nostro documento e lo spieghiamo pagina per pagina: cosa contiene, in che ordine, e perché ogni parte sta dov’è. Non per dire che è il migliore — di preventivi fatti bene ne girano parecchi — ma perché un cliente dovrebbe poter sapere cosa gli arriverà prima che gli arrivi.
Una premessa doverosa: qui non troverai cifre. I prezzi dipendono dalle misure, dai materiali e dal cantiere, e pubblicarne uno fuori contesto sarebbe un’informazione falsa travestita da trasparenza. Quello che si può raccontare, e che serve davvero, è la struttura.
Prima parte: chi te lo manda e cosa fa
Sulla copertina, sotto il numero e la data, c’è una dicitura che vale la pena notare subito: proposta contrattuale. Non è un vezzo grafico, è la descrizione esatta di cosa si ha in mano — e torneremo alla fine su cosa comporta.
Subito dentro, il documento si apre con due sezioni che a prima vista sembrano di cortesia e non lo sono: chi siamo e cosa facciamo.
La prima dice in poche righe da dove veniamo — una famiglia che da tre generazioni lavora nell’alluminio e nei serramenti — e qual è il modello: un solo referente, dall’idea alla posa. La seconda elenca le sei cose di cui ci occupiamo concretamente: consulenza e analisi delle esigenze, proposta e preventivo, coordinamento di fornitori e installatori, gestione di ordini e tempi, supporto documentale, assistenza dopo la posa.
Perché stanno lì, prima dei numeri? Perché nei serramenti quello che compri non è solo l’oggetto. Se il documento non dice chi coordina il lavoro e fino a dove arriva il servizio, il totale in fondo diventa impossibile da valutare: non si sa se comprende una regia o soltanto delle finestre. Metterlo per iscritto in apertura è il modo più semplice di dichiarare il perimetro.
Subito dopo vengono i dati del cliente e quelli del progetto: cantiere, riferimento, data e validità della proposta. Sono i campi che rendono il documento riferibile a un lavoro preciso e non a un’ipotesi generica.
L’elenco: una riga per ogni serramento, e non un totale
È la parte che consideriamo il cuore del documento, ed è anche quella che più spesso manca altrove.
La sezione economica non è un totale con qualche riga di riepilogo: è l’elenco di tutti i serramenti previsti, uno per uno. Ogni riga porta con sé la tipologia — finestra battente, portafinestra, telaio fisso — le misure, la superficie in metri quadrati, il numero di ante, il materiale, il colore RAL dentro e fuori, la quantità e le eventuali particolarità di quel singolo pezzo, per esempio un vetro satinato dove serve riservatezza. Solo alla fine compaiono il totale della superficie e quello dell’importo.
Sembra burocrazia. È esattamente il contrario: è il punto in cui si fissa per iscritto cosa stai comprando, senza che nulla resti implicito.
Il totale deve essere la conseguenza di un elenco, non una cifra da interpretare.
C’è un motivo pratico dietro ogni colonna. Le misure evitano gli equivoci sulle luci dei fori. La superficie permette di capire il peso di ogni serramento sull’insieme, ed è anche il dato che rende confrontabili due proposte costruite diversamente. Il numero di ante distingue una portafinestra a due ante da una a quattro, che è una differenza sostanziale e non un dettaglio. E il RAL scritto nero su bianco, dentro e fuori, è ciò che separa «bianco» da un colore preciso e verificabile — perché il colore interno e quello esterno possono benissimo essere diversi, e va deciso prima.
Vale la pena guardare la cosa dal lato opposto, cioè cosa succede quando questo elenco non c’è. Senza, non si può verificare il conteggio dei serramenti, né controllare che nessuna finestra di servizio sia stata dimenticata, né capire se un’apertura è stata prevista fissa o apribile. Soprattutto, non si può confrontare quella proposta con un’altra: mancano gli appigli. Resta il totale come unica informazione, e lo si sceglie come si sceglie un prezzo al supermercato — che è l’ultima cosa da fare con un lavoro destinato a durare vent’anni.
C’è poi una conseguenza meno ovvia e molto concreta: l’elenco rende possibile ragionare per fasi. Con le righe davanti si può decidere di partire dalle esposizioni critiche e rimandare le stanze meno vissute, spostando risorse dove il problema si concentra. Senza, l’unica alternativa a fare tutto è non fare niente.
L’allegato tecnico: i disegni e i numeri di ogni serramento
Al preventivo è allegato un secondo fascicolo, che è quello che di solito nessuno si aspetta: la scheda tecnica dei serramenti previsti, preparata insieme al fornitore selezionato per quel lavoro.
Non è un depliant. Contiene, per ogni tipologia, il disegno quotato con la vista interna e le sezioni del profilo, la descrizione del sistema — profondità del telaio, numero di camere, tipo di guarnizioni, ferramenta prevista — e soprattutto i numeri che contano davvero: la composizione esatta del vetro, con gli spessori delle lastre, il gas nell’intercapedine e il valore di trasmittanza del vetro, e la trasmittanza termica del serramento completo, tipologia per tipologia.
Vale la pena fermarsi su quest’ultimo punto, perché è la parte del documento di cui andiamo più fieri. Nella guida su come leggere una scheda tecnica e in quella sulla trasmittanza Uw abbiamo scritto che il valore va sempre riferito a una finestra precisa, e che un numero dichiarato «in generale» non serve a confrontare niente. Nell’allegato quel numero c’è per ciascun serramento, calcolato sulle misure reali di casa tua: non la media del sistema, ma la finestra che verrà montata in quella stanza.
Un valore di trasmittanza riferito alla tua finestra vale più di dieci riferiti a una finestra campione.
È anche la ragione per cui l’allegato è tecnico e non semplificato: quei dati servono a chi vorrà verificarli, oggi o fra dieci anni, e ridurli a un’etichetta li renderebbe inutili.
«Preventivo indicativo»: la frase che sembra una scappatoia
Sotto il quadro economico c’è una riga che merita una spiegazione, perché letta di fretta può sembrare una via d’uscita: «preventivo indicativo: importi e quantità sono soggetti a conferma dopo il sopralluogo esecutivo».
Non è una furbizia, ed è utile capire perché. Il primo sopralluogo serve a costruire una proposta credibile: si guardano le aperture, lo stato dei serramenti, i vincoli, le esposizioni. Ma il rilievo esecutivo — quello con cui si ordina la produzione — si fa quando il lavoro è deciso, ed è lì che le misure diventano definitive al millimetro e possono emergere cose che prima non si vedevano: un controtelaio storto, un cassonetto in condizioni peggiori del previsto, una spalletta fuori squadro.
Una proposta che si dichiarasse definitiva prima di quel passaggio starebbe promettendo una precisione che non ha ancora. Dichiararlo apertamente significa una cosa sola: se qualcosa cambia, lo saprai prima dell’ordine e non a lavori iniziati.
Chiavi in mano o sola fornitura: due documenti, due IVA
Qui arriviamo al punto che più spesso sorprende, e che secondo noi vale da solo la lettura di questo articolo.
Il preventivo esiste in due configurazioni. Quella chiavi in mano comprende fornitura e posa: è l’ipotesi normale per chi sta rifacendo le finestre di casa. Quella di sola fornitura prevede la consegna dei serramenti e basta, con posa, trasporto e scarico, opere murarie e smaltimento esclusi, a carico del committente o quotati a parte. È una formula legittima e in certi casi sensata — per esempio quando il cliente ha già una propria impresa in cantiere.
Ma non cambia solo cosa fai tu: cambia l’aliquota IVA.
| Sola fornitura | Fornitura e posa | |
|---|---|---|
| Cosa acquisti | Un bene: i serramenti | Un intervento sull’abitazione |
| Come si qualifica | Cessione di beni | Prestazione in appalto, manutenzione |
| L’IVA | Aliquota ordinaria | Possibile aliquota agevolata, con la regola dei beni significativi |
| Chi monta | Un’impresa scelta dal committente | Coordinata da noi, dentro il perimetro |
| Chi risponde della posa | Chi la esegue | Chi coordina il lavoro |
La ragione è che si tratta di due operazioni diverse agli occhi del fisco. Comprare serramenti senza installazione è una cessione di beni, e sconta l’aliquota ordinaria. Farli fornire e installare in appalto su un’abitazione rientra invece fra gli interventi di manutenzione, che possono accedere all’aliquota agevolata — con quel meccanismo dei beni significativi che abbiamo spiegato per esteso nell’articolo sul confronto fra preventivi: l’agevolazione si applica al bene solo entro il limite del valore della manodopera, e la parte eccedente torna all’aliquota piena.
Tradotto in pratica: due preventivi con lo stesso imponibile possono avere totali diversi, semplicemente perché uno comprende la posa e l’altro no. Chi confronta guardando la cifra in fondo, senza accorgersi di questo, sta confrontando due cose che non sono confrontabili. L’inquadramento corretto dipende dal tipo di intervento e dall’immobile, e va sempre verificato sul caso concreto con il proprio professionista di fiducia.
Cosa è incluso e cosa no
Le condizioni di fornitura dicono esplicitamente il perimetro. Nella versione con posa il documento indica cosa comprende l’importo; in quella di sola fornitura elenca cosa resta fuori — posa in opera, trasporto e scarico, opere murarie, smaltimento del vecchio serramento.
È una sezione corta e vale moltissimo, perché sono precisamente le voci che, quando non compaiono da nessuna parte, si scoprono a lavori iniziati. Scriverle come esclusioni esplicite è meno elegante che tacerle, ed è l’unico modo perché il cliente possa quotarle altrove e fare due conti veri.
I tempi, e da quando si contano
Sui tempi il documento riporta due riferimenti diversi, e la differenza non è una svista.
Per la sola fornitura l’indicazione è di 35-45 giorni lavorativi dall’ordine: si tratta di produrre e consegnare, e la forbice è stretta perché le variabili sono poche.
Nelle condizioni generali, che coprono anche i lavori con posa, la forbice è più ampia — 30-120 giorni lavorativi — e soprattutto decorre da un momento preciso: dalla ricezione dell’acconto e di tutta la documentazione necessaria, non dalla firma. È la parte che conviene leggere con attenzione, perché sposta la partenza del conteggio.
Perché una forbice così larga nel secondo caso? Perché comprende lavori molto diversi tra loro. Un cambio di quattro finestre standard e una fornitura con vetrate di grandi dimensioni, colori fuori cartella o lavorazioni particolari non hanno gli stessi tempi di produzione, e dare un numero unico sarebbe più rassicurante e meno vero.
Le condizioni di pagamento si decidono lavoro per lavoro
Qui va corretto un luogo comune, compreso quello che a volte raccontiamo noi stessi per comodità: non esiste uno schema unico.
Gli assetti che usiamo più di frequente sono tre — un cinquanta e cinquanta, un trenta-cinquanta-venti, un cinquanta-trenta-venti — e la scelta dipende dal tipo di fornitura, dai tempi di produzione, dall’organizzazione del cantiere. È una decisione che prendiamo internamente caso per caso, e che viene scritta nel documento prima della firma.
Quello che non cambia è il principio: ogni versamento è agganciato a un evento, non a una data astratta. L’ordine, la merce pronta, la fine dei lavori. È il criterio che permette al cliente di sapere sempre cosa ha già ricevuto in cambio di quello che ha versato.
Trenta giorni di validità
Il documento indica un termine di validità, che in linea generale è di trenta giorni.
Non è una formula di stile e non è una tattica per mettere fretta. I prezzi dei materiali si muovono, e una proposta costruita su condizioni di oggi non può restare in piedi per mesi senza diventare, semplicemente, falsa. Trenta giorni sono un tempo onesto: abbastanza per leggere con calma, confrontare, parlarne in famiglia, tornare con le domande.
E vale la pena dire cosa succede dopo: alla scadenza non decade il lavoro fatto. L’elenco concordato resta, il ragionamento sulle esposizioni e sui vetri resta; si aggiorna la parte economica sulle condizioni del momento. Nessuno ricomincia da capo.
Le venti condizioni generali: firmando il preventivo, firmi il contratto
Ed eccoci alla parte che quasi nessuno legge e che invece è la più importante. Il nostro preventivo non è un documento commerciale che precede un contratto: è già il contratto.
In coda ci sono venti articoli di condizioni generali che regolano tutto ciò che succede dopo la firma. Non li elenchiamo qui uno per uno, ma vale la pena sapere di cosa parlano: il ruolo di Unyka come referente unico senza produzione propria; come si formano l’ordine e le eventuali variazioni; il fatto che il prezzo è determinato a corpo; il rilievo e il coordinamento tecnico; cosa succede se in corso d’opera servono varianti; le verifiche di fine lavori, che si fanno in contraddittorio fra le parti con sottoscrizione di un verbale; garanzie e reclami; recesso, penali, sicurezza, privacy e foro competente.
Vale però la pena fermarsi su quattro di questi articoli, perché descrivono momenti che nella vita di un cantiere capitano davvero e che quasi nessuno si aspetta.
Se cambi idea dopo aver firmato
L’ordine si intende accettato con la firma, e da quel momento misure, versi di apertura, colori e accessori indicati nell’elenco diventano vincolanti. Il documento prevede che la modifica o l’annullamento di un ordine già firmato comportino l’addebito dei costi documentati sostenuti fino a quel momento.
È una clausola che sembra dura e in realtà è la conseguenza inevitabile del fatto che i serramenti si producono su misura: appena parte l’ordine, da qualche parte qualcuno taglia dei profili per casa tua. Il punto pratico è un altro: proprio perché la firma fa scattare tutto questo, è prima della firma che si controlla l’elenco riga per riga. È il momento in cui rileggere i versi di apertura e i colori costa niente.
Chi custodisce la merce fra la consegna e la posa
C’è un intervallo di cui non si parla mai: quello fra il momento in cui i serramenti arrivano in cantiere e il momento in cui vengono montati. Le condizioni generali lo regolano in modo esplicito, e conviene saperlo perché la risposta non è scontata: dalla consegna in cantiere e fino alla posa la custodia della merce è a carico del committente, che risponde di furto o danneggiamento.
Da qui discende la parte che conta davvero per chi riceve: gli eventuali difetti vanno denunciati entro quarantotto ore dalla consegna. Tradotto in gesti concreti, significa che i pacchi non si lasciano incellofanati in un angolo fino al giorno del montaggio: si aprono, si guardano e, se qualcosa non va, si segnala subito.
Non è un cavillo. È esattamente il punto di passaggio in cui, come abbiamo raccontato parlando di cosa succede quando qualcosa va storto, la responsabilità tende a diventare di nessuno — e in quell’articolo abbiamo anche visto che il Codice civile, per i danni non riconoscibili al momento della consegna, concede un termine diverso. Sono due piani distinti, contrattuale e di legge, e in caso di contestazione vera vanno letti insieme a un legale. Ma il consiglio pratico resta lo stesso e non cambia: guardare la merce quando arriva, non quando serve.
Le verifiche di fine lavori
Il documento prevede che le verifiche si eseguano in contraddittorio fra le parti al termine dei lavori, con sottoscrizione di un verbale di fine lavori.
Tradotto: il collaudo non è una firma di cortesia sulla porta di casa mentre il furgone è già acceso. È un momento in cui si guarda insieme quello che è stato fatto, si prova l’apertura e la chiusura di ogni anta, si controllano le finiture — le stesse verifiche che abbiamo elencato nella guida su come riconoscere una posa a regola d’arte — e si mette per iscritto cosa risulta. È il documento che serve se, sei mesi dopo, qualcosa va segnalato.
Se il ritardo dipende dal committente
Infine una clausola che protegge un equilibrio. Se i prodotti non possono essere consegnati per cause imputabili al committente — un cantiere non pronto, un accesso non disponibile — il documento prevede la possibilità di addebitare le spese di immagazzinamento.
È il rovescio della medaglia dei tempi: chi si impegna su una data ha bisogno che anche l’altra parte rispetti la sua. Sapere in anticipo che quella voce esiste è più utile che scoprirla dopo.
I due punti che riguardano diritti
Due passaggi delle condizioni generali meritano una menzione a parte, perché non sono accordi fra le parti ma diritti che la legge riconosce.
Il primo è la garanzia, e qui il documento è più preciso di quanto la maggior parte dei preventivi si spinga a essere. Al committente consumatore si applica la garanzia legale di conformità di ventiquattro mesi prevista dal Codice del consumo. A questa si aggiungono le garanzie convenzionali, che non sono un numero unico ma durate diverse componente per componente: cinque anni su finestre e portefinestre in PVC, tre sull’alluminio, due su porte interne ed esterne e sui motori delle tapparelle, uno sugli accessori come maniglie, aeratori e serrature.
Due precisazioni che fanno la differenza. La prima è da quando decorrono: dalla data del verbale di fine lavori, non dall’ordine né dalla consegna in cantiere — un altro motivo per cui quel verbale conta. La seconda è cosa la garanzia non copre, ed è giusto dirlo: danni da uso improprio, normale usura, agenti atmosferici aggressivi e danni meccanici non rilevati in sede di collaudo. I reclami vanno comunicati per iscritto appena scoperto il difetto, con documentazione fotografica o video.
Il secondo è il recesso, e contiene un’eccezione che nei serramenti pesa. Se il contratto è concluso fuori dai locali commerciali o a distanza, al consumatore spettano quattordici giorni per ripensarci. Ma il Codice del consumo esclude dal recesso i beni confezionati su misura o chiaramente personalizzati — e un infisso realizzato sulle misure di casa tua è esattamente questo. Preferiamo dirlo in un articolo pubblico piuttosto che lasciarlo scoprire in un momento sbagliato.
Infine la pagina delle firme, dove il cliente dichiara di aver letto le condizioni e approva specificamente, ai sensi degli articoli 1341 e 1342 del Codice civile, le clausole su recesso, penali, foro e garanzie. È la doppia sottoscrizione che la legge richiede per le clausole più delicate: esiste proprio perché non passino inosservate.
Un preventivo che è già un contratto va letto prima. È l’unico momento in cui leggerlo serve a qualcosa.
In sintesi
Il nostro preventivo è costruito in modo che le cifre arrivino per ultime. Si apre dicendo chi lo manda e cosa fa, prosegue con i dati del cantiere, e nella parte economica elenca i serramenti uno per uno, con misure, superficie, numero di ante e colore dentro e fuori, invece di riassumerli in un totale. In allegato arriva la scheda tecnica con i disegni quotati e la trasmittanza di ogni tipologia, e sul documento resta scritto che gli importi si confermano dopo il rilievo esecutivo.
Poi ci sono le cose che decidono il resto: il perimetro di ciò che è incluso, i tempi con il momento da cui decorrono, le condizioni di pagamento definite lavoro per lavoro, i trenta giorni di validità, e venti articoli di condizioni generali che con la firma diventano vincolanti. E c’è quella differenza fra chiavi in mano e sola fornitura che cambia l’aliquota IVA, e che spiega perché due proposte all’apparenza simili possano finire con totali diversi.
Non pubblichiamo tutto questo per dire che è l’unico modo giusto di fare un preventivo. Lo pubblichiamo perché è il documento su cui chiediamo una firma, e ci sembra ragionevole che chi la mette sappia in anticipo cosa ci trova dentro. Il resto — chi monterà davvero le finestre e cosa succede se qualcosa non va — lo abbiamo raccontato altrove, con lo stesso criterio.
Fonti
Riferimenti richiamati nell’articolo. L’inquadramento fiscale del singolo intervento dipende dal caso concreto e va verificato con il proprio consulente; le clausole contrattuali fanno fede nel testo sottoscritto.
- Legge 488/1999, art. 7, comma 1, lett. b) — Aliquota IVA agevolata sugli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata, resi in appalto.
- DM 29 dicembre 1999 — Individua i «beni significativi», categoria che comprende gli infissi: l’aliquota agevolata si applica al bene entro il limite del valore della prestazione, e l’eccedenza segue l’aliquota ordinaria.
- D.Lgs. 206/2005 (Codice del consumo) — Garanzia legale di conformità di ventiquattro mesi al consumatore; diritto di recesso di quattordici giorni per i contratti conclusi fuori dei locali commerciali o a distanza, con l’esclusione prevista dall’art. 59 per i beni confezionati su misura o chiaramente personalizzati.
- Artt. 1341 e 1342 del Codice civile — Condizioni generali di contratto e clausole che richiedono specifica approvazione per iscritto.
Le risposte rapide
Cosa deve contenere l’elenco dei serramenti in un preventivo?
Ogni serramento previsto, elencato singolarmente e non riassunto in un totale. Per ciascuno vanno indicati tipologia, misure, superficie in metri quadrati, numero di ante, materiale, colore RAL dentro e fuori, quantità ed eventuali particolarità come un vetro satinato. Serve a fissare per iscritto cosa esattamente si sta acquistando, in modo che il totale sia la conseguenza di un elenco e non una cifra da interpretare. I dati prestazionali — composizione del vetro e trasmittanza — stanno nell’allegato tecnico.
Perché sul preventivo c’è scritto che è indicativo?
Perché le quantità e gli importi sono soggetti a conferma dopo il sopralluogo esecutivo. Il primo rilievo serve a costruire una proposta credibile, ma le misure definitive si prendono quando il lavoro è deciso, e possono emergere elementi che il primo passaggio non aveva rivelato. È una tutela per entrambe le parti: evita di trattare come definitivo un numero costruito su dati ancora provvisori.
Perché la sola fornitura ha un’IVA diversa dalla fornitura con posa?
Perché sono due operazioni diverse. Acquistare i serramenti senza installazione è una cessione di beni e sconta l’aliquota ordinaria. La fornitura con posa su un’abitazione, resa in appalto, rientra invece fra gli interventi di manutenzione e può accedere all’aliquota agevolata, con il meccanismo dei cosiddetti beni significativi: l’agevolazione si applica al bene solo entro il limite del valore della manodopera e l’eccedenza segue l’aliquota ordinaria. L’inquadramento va sempre verificato sul caso concreto.
Quanto vale un preventivo Unyka?
In linea generale trenta giorni. Non è una formula di stile: i prezzi dei materiali si muovono e una proposta costruita oggi non può restare valida per mesi. Il termine è indicato nel documento, e alla scadenza non decade il lavoro fatto: si aggiorna la proposta sulle condizioni del momento, mantenendo l’elenco già concordato.
Quali sono i tempi di consegna?
Nel documento sono indicati due riferimenti diversi, e vale la pena distinguerli. Per la sola fornitura si parla di 35-45 giorni lavorativi dall’ordine. Nelle condizioni generali, che coprono anche i lavori con posa, la forbice è 30-120 giorni lavorativi e decorre dalla ricezione dell’acconto e di tutta la documentazione necessaria. Il secondo dato è più ampio perché comprende situazioni molto diverse fra loro, dai lavori semplici a quelli con lavorazioni speciali.
Le condizioni di pagamento sono sempre le stesse?
No, si definiscono lavoro per lavoro. Gli schemi che usiamo più spesso sono un cinquanta e cinquanta, un trenta-cinquanta-venti e un cinquanta-trenta-venti: cambiano in base al tipo di fornitura, ai tempi di produzione e a come è organizzato il cantiere. Quello che resta costante è che ogni versamento è legato a un evento preciso — l’ordine, la merce pronta, la fine dei lavori — e non a una data astratta.
Firmare il preventivo significa firmare un contratto?
Sì, ed è bene saperlo prima. Il documento contiene venti articoli di condizioni generali e una pagina di firme in cui si dichiara di averle lette e si approvano specificamente, ai sensi degli articoli 1341 e 1342 del Codice civile, le clausole su recesso, penali, foro competente e garanzie. È il motivo per cui il preventivo va letto per intero: non è un documento commerciale che precede il contratto, è già il contratto.
Posso ripensarci dopo aver firmato?
Dipende da dove e come è stato concluso il contratto. Se è stato firmato fuori dai locali commerciali o a distanza, al consumatore spetta il diritto di recesso entro quattordici giorni. Attenzione però a un’eccezione prevista dal Codice del consumo e che nei serramenti conta molto: il recesso non si applica alla fornitura di beni confezionati su misura o chiaramente personalizzati, che è esattamente il caso di un infisso realizzato sulle misure di casa tua.
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Il documento nasce dal sopralluogo: prima si guardano le finestre, le esposizioni e il problema da risolvere, poi si compila l’elenco. Le cifre sono l’ultima cosa che arriva, non la prima.
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