Perché vicino a una finestra nuova non senti freddo
Metà ottobre, le nove di sera, il riscaldamento è acceso da pochi giorni. Sul divano accanto alla finestra c’è il plaid sulle ginocchia e il termosifone, qui sotto, è caldo al tatto. Le mani stanno bene. I piedi no.
Una sera di ottobre
Vetro vecchio
- Il vetro è freddo e raffredda l’aria che lo tocca
- L’aria fredda scende e striscia sul pavimento
- Arriva ai piedi, non alle mani
- Un lato del corpo freddo, l’altro caldo
Un’altra sera
Vetro nuovo
- Il vetro resta più vicino alla temperatura della stanza
- L’aria resta quasi ferma
- I piedi restano al caldo
- Caldo da tutte e due le parti
Il freddo scende, e si ferma ai piedi
Il vetro, d’inverno, è la superficie più fredda della stanza, e l’aria che lo sfiora si raffredda insieme a lui. Raffreddandosi diventa più pesante e comincia a scendere, lenta e senza rumore, lungo tutta l’altezza della finestra. Arrivata al pavimento non si ferma: si allarga come l’acqua versata su un tavolo e striscia verso il centro della stanza a pochi centimetri da terra.
Per questo sentiamo i piedi e le caviglie e non le mani. La corrente passa bassa, e le mani appoggiate sul plaid stanno più in alto, nell’aria che il termosifone ha già scaldato. Il termometro sul muro, a un metro e mezzo da terra, non se ne accorge nemmeno: segna venti gradi mentre le caviglie vivono in un’altra stagione.
Il termosifone sta sotto la finestra per questo. Il suo calore sale proprio dove il freddo scende, le due correnti si incontrano e quella fredda perde forza prima di arrivare ai piedi. È un’idea nata quando i vetri erano singoli e ancora oggi è la soluzione di tutti i giorni; le ricerche sulle grandi vetrate la trattano come tale, e osservano che regge meno quando il termosifone lavora a carico ridotto. Che questa aria nasca in casa e non da uno spiffero lo abbiamo raccontato in una pagina dedicata allo spiffero fantasma, dove si spiega anche perché il corpo cede calore verso un vetro freddo. Qui ci interessa quello che succede quando le due cose si sommano.
Un lato caldo e un lato freddo
Il benessere termico non dipende solo dalla temperatura media di una stanza. Il corpo sopporta bene un ambiente uniformemente fresco e un ambiente uniformemente tiepido; sopporta male la differenza fra un lato e l’altro, con una metà che si scalda e l’altra che si raffredda. Sul divano accanto alla finestra succede questo: il fianco verso la stanza riceve il calore del termosifone, dei muri, dell’aria, il fianco verso il vetro lo cede. Presa da sola, nessuna delle due metà sta male. È lo squilibrio a farci sentire a disagio, anche con il termometro su venti gradi esatti.
La UNI EN ISO 7730, la norma che definisce come si valuta il benessere termico negli ambienti interni, non si ferma alla temperatura media. Considera a parte i fattori che danno fastidio in un solo punto del corpo: la corrente d’aria, la differenza di temperatura fra testa e caviglie, un pavimento troppo freddo o troppo caldo e, appunto, l’asimmetria della temperatura radiante. Per ciascuno fissa dei limiti, che cambiano con la categoria dell’ambiente. Il divano accanto a un vetro vecchio ne mette insieme almeno tre.
Che cosa cambia con il vetro nuovo
Tutto parte dalla temperatura del vetro dalla parte della stanza. Quanto meglio il vetro trattiene il calore, tanto meno la sua faccia interna scende verso il freddo di fuori.
Il Passive House Institute ha messo in fila le temperature, con la stanza intorno ai venti gradi. Un vetro singolo si copre di brina all’interno quando fuori si scende sotto i −7,5 °C. Un vecchio doppio vetro, con aria nell’intercapedine, in una notte eccezionale a −15 °C resta intorno ai 7,5 °C: niente brina, ma una superficie ancora molto fredda e piena di condensa. Una finestra con doppio vetro basso emissivo, nello stesso gelo, sta in media intorno ai 13 °C. Il vetro passa così da poco più di dodici gradi sotto la temperatura della stanza a circa sette. Nelle notti meno rigide i divari si accorciano in proporzione, ma l’ordine resta lo stesso.
Un vetro meno freddo raffredda meno aria, e quell’aria scende più piano. Allo stesso tempo il corpo si trova davanti una superficie molto più vicina alla temperatura della stanza, e la differenza fra il lato del vetro e il lato del termosifone si assottiglia. I due fenomeni si attenuano insieme. Con la finestra nuova, sullo stesso divano, il termosifone smette di fare da scudo e torna a fare il suo mestiere, scaldare la stanza.
Non è una magia, e conviene dirlo. Nello stesso documento il Passive House Institute osserva che anche con un buon doppio vetro basso emissivo, nel gelo forte, un velo di aria fredda al pavimento può restare, e che per eliminarlo del tutto servono finestre molto più isolanti. Nella maggior parte del Lazio notti così sono rare, ma davanti a una grande vetrata un residuo può ancora farsi sentire.
Cosa guardare quando si sceglie
La temperatura del vetro sul lato stanza di solito non compare sul preventivo, ma discende da due voci che si possono chiedere. La prima è il valore Ug, la trasmittanza del solo vetro: più è basso, più la faccia interna resta tiepida. Come si legge questo numero, insieme agli altri due che descrivono un vetro, lo trovi in vetro basso emissivo e controllo solare.
La seconda è il bordo. Lungo il perimetro del vetro corre il distanziatore, e se è in alluminio tradizionale la fascia attorno al bordo resta più fredda del centro; con un distanziatore a bordo caldo, a bassa conduttività, resta più vicina alla stanza. È la fascia in cui compare per prima la condensa. Per sapere se sul preventivo c’è e di che tipo è, la strada sono le tre domande da fare sul vetro prima di firmare.
Il numero complessivo della finestra, la trasmittanza Uw, mette insieme vetro, telaio e bordo, ed è il punto di partenza per confrontare due finestre. Per il divano accanto al vetro, però, la domanda concreta è un’altra: com’è fatto il vetro dalla parte in cui ci si siede.
Fonti
Riferimenti consultati. Le temperature sono quelle dichiarate dal Passive House Institute, riferite a una stanza intorno ai 20 °C; i limiti della UNI EN ISO 7730, che variano con la categoria dell’ambiente, non sono riportati in queste pagine.
- UNI EN ISO 7730 — Ergonomia degli ambienti termici: determinazione analitica e interpretazione del benessere termico mediante il calcolo degli indici PMV e PPD e dei criteri di benessere termico locale — edizione italiana 2026 della EN ISO 7730:2025, che sostituisce quella del 2006.
- Benessere termico: la valutazione del discomfort locale — PuntoSicuro, 10 dicembre 2018: i quattro fattori di discomfort locale della UNI EN ISO 7730 (correnti d’aria, differenze verticali di temperatura, pavimenti troppo caldi o troppo freddi, asimmetria radiante).
- Passive House Windows are Superinsulating — Passive House Institute: temperature superficiali interne del vetro singolo, del vecchio doppio vetro e del doppio vetro basso emissivo; strato d’aria fredda al pavimento.
- Assessment of downward draught in high-glazing facades in cold climates — Võsa, Ferrantelli, Kurnitski, E3S Web of Conferences, 2021: corrente discendente dalle superfici vetrate fredde e posizione dei corpi scaldanti sotto le finestre.
- Comfort termico
- Corrente discendente
- Asimmetria radiante
- Temperatura superficiale vetro
- Vetro basso emissivo
- Bordo caldo vetro
- Finestre inverno
- Infissi Roma Frosinone