Vetro basso emissivo e controllo solare: cosa dicono i numeri
Due vetri identici a occhio possono far entrare quantità di calore molto diverse. Guida ai tre numeri che decidono tutto — U, g e TL — e al vetro giusto per ogni esposizione.
Perché due vetri che a occhio sono identici possono lasciar entrare quantità di calore molto diverse. Guida ai parametri che contano davvero — g, U, TL — con dati e fonti.
Due vetri uguali che scaldano casa in modo diverso
Guardando due finestre finite, l’occhio non distingue quasi niente. Stessi profili, stesso doppio vetro, stessa trasparenza. Eppure, montate una accanto all’altra sullo stesso lato di casa, si comportano in modo completamente diverso: sotto una la stanza si scalda in poche ore, sotto l’altra resta fresca a lungo. La differenza non è magia: è scritta in un paio di numeri stampati sulla scheda tecnica, quei numeri che quasi nessuno chiede e che quasi nessuno guarda.
Sono numeri normati a livello europeo: sui vetri per edilizia le prestazioni si dichiarano secondo la norma UNI EN 410 per le caratteristiche luminose e solari, e la UNI EN 673 per la trasmittanza termica. È lo stesso vocabolario che usano Saint-Gobain, Pilkington, Guardian, AGC e gli altri produttori nelle loro schede tecniche. Saper leggerli — anche solo i tre parametri fondamentali — vuol dire smettere di scegliere il vetro «fidandosi» e cominciare a capire cosa entrerà davvero in casa: quanta luce, quanto calore, quanto isolamento contro il freddo. È tutto qui, e vale la pena chiarirlo una volta per tutte.
Il fattore solare g: quanto calore entra

Il fattore solare, indicato con la lettera g, esprime in un solo numero la quota di energia solare che il vetro lascia entrare in casa. È un valore compreso tra 0 e 1 (o espresso in percentuale): un g pari a 0,50 significa che il 50% dell’energia solare che colpisce il vetro finisce comunque all’interno; il restante 50% viene riflesso all’esterno oppure assorbito dal vetro e disperso verso l’ambiente esterno.
La definizione tecnica è più raffinata di così: la EN 410, richiamata dalla UNI/TS 11300-1 per il calcolo energetico degli edifici, definisce il g come somma della trasmittanza solare diretta e del fattore di trasferimento termico secondario verso l’interno; quest’ultimo tiene conto della parte di radiazione assorbita dal vetro e poi riemessa nell’ambiente (fonte: Assovetro, nota illustrativa sul controllo solare, e Guardian Glass, glossario prestazionale). In pratica g misura tutto quello che dal sole diventa calore in casa, per qualunque via.
Un esempio numerico rende l’idea. Su una giornata estiva soleggiata, sulle vetrate esposte al sole possono arrivare intorno ai 500 W/m² di radiazione solare (valore di riferimento). Con un vetro dal fattore solare g=0,40, entrano circa 200 W/m² sotto forma di calore. Con un vetro più selettivo con g=0,25 ne entrano solo 125 W/m²: circa il 37% di calore in meno, a parità di sole e di vetrata (elaborazione da esempi didattici pubblicati da produttori del settore, Alulen). È questa la differenza che, moltiplicata per metri quadrati e per ore, cambia il comfort di una stanza.
Attenzione a non confondere g con la trasmissione luminosa. La TL (trasmittanza luminosa) misura la quota di luce visibile che passa, cioè la luminosità della stanza; g misura l’energia totale, includendo la parte invisibile della radiazione (soprattutto l’infrarosso vicino) che non illumina ma scalda. Un vetro può essere molto luminoso e allo stesso tempo bloccare buona parte del calore: è la magia dei vetri selettivi, di cui parleremo più avanti.
Il basso emissivo (Low-E): come funziona un rivestimento invisibile

Il vetro basso emissivo, spesso indicato come Low-E (dall’inglese Low Emissivity), è un vetro sul quale viene applicato un rivestimento sottilissimo, praticamente invisibile a occhio nudo, composto da ossidi metallici. Il coating può essere ottenuto per via pirolitica (hard-coat, applicato a caldo durante la produzione) o per via magnetronica sotto vuoto (soft-coat), quest’ultimo più delicato ma con prestazioni superiori (fonte: schede tecniche produttori, Saint-Gobain Glass; approfondimento tecnico Studio Eubios).
Il compito del rivestimento è uno solo, ma decisivo: riflettere le onde infrarosse lunghe, quelle emesse dagli oggetti caldi. D’inverno, quando in casa i termosifoni scaldano pareti e mobili, questi riemettono calore sotto forma di infrarosso lungo: senza Low-E, il vetro lo lascia uscire verso l’esterno; con il coating, lo riflette verso l’interno, riducendo drasticamente la dispersione termica. Il rivestimento non compromette la trasmissione della luce visibile, che continua a entrare quasi come prima. Sul vetro doppio il coating si posiziona sulla faccia interna di una delle due lastre, cioè verso l’intercapedine (faccia 2 nella nomenclatura standard); sul triplo si applica su due lastre per prestazioni ancora superiori (fonte: Studio Eubios, Saint-Gobain Glass).
Il parametro che descrive il beneficio del Low-E è la trasmittanza termica U, in particolare il valore Ug riferito al solo vetro, normato dalla UNI EN 673. Ug si misura in W/m²K: più basso, meglio il vetro isola. Un vetro doppio 4/15Ar/4 (due lastre da 4 mm con intercapedine di 15 mm riempita di gas argon) senza trattamenti Low-E ha una Ug intorno a 2,60 W/m²K; con un buon coating Low-E scende sensibilmente, fino a raggiungere Ug=1,0 W/m²K nei prodotti attuali di gamma alta (fonte: Studio Eubios; schede Saint-Gobain COOL-LITE XTREME 60/28). Un vetro triplo con doppio Low-E può spingersi ancora più in basso, sotto 0,8 W/m²K (schede tecniche produttori).
Il gas nell’intercapedine: un dettaglio che non si vede

Il basso emissivo lavora meglio quando l’intercapedine tra le due lastre è riempita con un gas nobile invece che con aria. Il più diffuso è l’argon, che ha una conducibilità termica inferiore all’aria e riduce ulteriormente la trasmittanza; in prodotti di gamma alta si usa anche il kripton, ancora più performante ma più costoso. È il motivo per cui, sulle schede tecniche, i valori di Ug indicano quasi sempre anche il gas usato: un vetro doppio Low-E con aria e uno identico con argon possono avere differenze significative di isolamento, pur essendo esteticamente indistinguibili (fonte: schede tecniche Saint-Gobain Glass, Pilkington).
Coating pirolitico o magnetronico
Non tutti i coating Low-E sono uguali. Il coating pirolitico (hard-coat) si applica a caldo durante la produzione del vetro float: è più robusto, resiste alla manipolazione, ma le prestazioni sono meno spinte. Il coating magnetronico (soft-coat) si deposita sotto vuoto in impianti dedicati: è più delicato e va sempre montato nell’intercapedine del vetro doppio o triplo, ma raggiunge valori di emissività molto più bassi e permette prestazioni superiori. I moderni vetri selettivi ad alte prestazioni sono quasi tutti magnetronici (fonte: Studio Eubios; schede Saint-Gobain Glass).
Isolare non è schermare: due lavori, due parametri
Qui si annida il fraintendimento più diffuso, quello che porta la gente a comprare vetri sbagliati per la loro esposizione. Isolare e schermare sono due lavori diversi, misurati da due parametri diversi.
Il basso emissivo classico nasce per isolare: abbassa il valore U, riducendo le dispersioni per irraggiamento infrarosso soprattutto d’inverno. Ottimo per trattenere il calore in casa quando fuori fa freddo, ma — attenzione — di per sé non ferma il calore del sole che vuole entrare d’estate. Anzi, molti vetri basso emissivi standard hanno un g piuttosto elevato (intorno a 0,50-0,60): lasciano cioè entrare comodamente più di metà dell’energia solare. Un esempio dichiarato in ambito normativo di riferimento è il cosiddetto «vetro di tipo C» usato per la certificazione delle schermature solari, definito come vetro doppio basso emissivo con Ug=1,20 W/m²K e g=0,59 (fonte: EN 14501).
Il vetro a controllo solare, invece, nasce per schermare: porta un coating diverso (o aggiuntivo) che riflette anche parte dell’infrarosso vicino, cioè la componente della radiazione solare che scalda più di tutte. Il risultato è un g molto più basso, tipicamente compreso tra 0,22 e 0,40 nei prodotti di gamma alta: entra molto meno calore solare, e questo si sente eccome nelle esposizioni assolate. I moderni vetri combinano spesso le due funzioni nello stesso coating (vetri selettivi), ottenendo insieme buon isolamento e buon controllo solare.
La differenza pratica è netta. Un basso emissivo classico su una vetrata a ovest ti fa avere una casa calda d’inverno ma potenzialmente rovente d’estate; un vetro a controllo solare sulla stessa vetrata ferma buona parte del sole estivo mantenendo un discreto isolamento invernale, purché il coating includa la funzione Low-E. Non esiste il vetro giusto in assoluto: esiste quello giusto per quella finestra, quell’esposizione e quel clima.
I numeri a confronto: quattro vetri, quattro comportamenti

Per rendere concreto il discorso, mettiamo in fila quattro configurazioni di vetro che si trovano davvero sul mercato, con i loro numeri tipici. I valori sono di riferimento e possono variare leggermente da produttore a produttore, ma danno l’ordine di grandezza corretto (fonti: schede tecniche Saint-Gobain Glass e Pilkington, riportate in bibliografia).
Vetro doppio chiaro senza Low-E
Ug intorno a 2,60-2,80 W/m²K, TL intorno al 78-80%, g intorno a 0,75-0,78. Molta luce, pochissimo isolamento, quasi tutto il sole passa: era lo standard fino a qualche decennio fa, oggi è fuori dal mercato per uso residenziale nuovo, ma si trova ancora in molte case da ristrutturare.
Vetro doppio basso emissivo standard
Ug intorno a 1,0-1,3 W/m²K con argon, TL intorno al 70-75%, g intorno a 0,50-0,60. Isola bene contro il freddo, mantiene una buona luminosità, ma il fattore solare relativamente alto lo rende non ottimale sulle esposizioni molto soleggiate senza una schermatura adeguata. È il vetro più diffuso oggi negli infissi residenziali di qualità standard.
Vetro doppio selettivo a controllo solare
Ug intorno a 1,0-1,1 W/m²K, TL intorno al 60-70%, g intorno al 28-40%. È il vetro pensato per unire isolamento e controllo solare: la luce che entra è ancora abbondante, ma buona parte dell’energia solare viene respinta. Esempio dichiarato: Saint-Gobain COOL-LITE XTREME 60/28 dichiara TL=60%, g=28%, Ug=1,0 W/m²K (fonte: scheda tecnica prodotto Saint-Gobain Glass). Ideale per vetrate esposte a sud e a ovest.
Vetro triplo basso emissivo
Ug intorno a 0,5-0,8 W/m²K, TL più bassa (60-70%) e g più basso rispetto al doppio, per l’effetto delle tre lastre e dei due coating. Pensato soprattutto per climi freddi e per case ad altissima efficienza energetica; nel clima laziale, dove l’inverno è mite in molte zone, non è quasi mai indispensabile e a volte introduce un eccesso di isolamento a fronte di costi più alti.
Dietro questi ordini di grandezza c’è una lezione semplice: passare da un vetro doppio chiaro a un doppio basso emissivo può dimezzare le dispersioni invernali; passare da un basso emissivo standard a un vetro a controllo solare può quasi dimezzare il calore solare che entra d’estate. Sono cambi di regime, non ritocchi cosmetici.
La selettività: il numero che quasi nessuno guarda
C’è un ultimo parametro, meno famoso ma molto istruttivo, che descrive la qualità di un vetro selettivo. È la selettività, definita come rapporto tra la trasmissione luminosa e il fattore solare (TL/g). Traduce in un numero il compromesso più delicato del vetro: entrare tanta luce ed entrare poco calore. Più alto il rapporto, meglio il vetro «seleziona»: fa passare la luce lasciando fuori il calore.
I vetri altamente selettivi di gamma alta raggiungono valori di selettività attorno a 2,0-2,2. Ad esempio, Saint-Gobain dichiara una selettività di 2,14 per il COOL-LITE XTREME 60/28 (TL=60%, g=28%) e di 2,24 per la variante XTREME 50/22 (fonte: comunicati e schede tecniche Saint-Gobain Glass). Un vetro doppio chiaro tradizionale ha selettività intorno a 1,0-1,1: entra tutta la luce, ma entra anche quasi tutto il calore. La differenza si nota in modo evidente proprio nelle esposizioni più assolate: un vetro selettivo permette di avere grandi vetrate luminose senza pagare il prezzo del surriscaldamento estivo.
Quale vetro per quale finestra

Con questi parametri in testa, la scelta diventa meno esoterica. Non c’è un vetro giusto in senso assoluto: c’è la combinazione giusta di U, g e TL per quella specifica finestra della tua casa.
Esposizione a nord
Sole diretto assente, priorità all’isolamento contro il freddo. Un buon basso emissivo standard, con Ug intorno a 1,0-1,1 W/m²K e g medio-alto per sfruttare il poco sole disponibile, è di solito la scelta migliore. Qui il controllo solare sarebbe uno spreco.
Esposizione a est
Sole del mattino, forte in estate ma più basso e obliquo. Un basso emissivo standard è spesso adeguato, soprattutto se abbinato a una buona schermatura esterna. In zone molto calde o per grandi vetrate, un vetro selettivo con g intermedio può dare un margine in più.
Esposizione a sud
Sole abbondante tutto l’anno, ma alto d’estate (più facile da schermare con aggetti) e basso d’inverno (utile per il guadagno gratuito). È il fronte più delicato per la scelta: un basso emissivo con g medio permette di sfruttare il sole invernale, purché le schermature estive esterne siano ben progettate; in alternativa, un vetro selettivo bilanciato è una scelta prudente.
Esposizione a ovest
Il caso critico. Sole basso e rovente del tardo pomeriggio, difficile da schermare con aggetti. Su vetrate ampie e senza oscuranti efficaci, un vetro a controllo solare con g basso è spesso l’unica scelta ragionevole per evitare il surriscaldamento. Un basso emissivo classico, in questa esposizione, è quasi sempre insufficiente da solo.
Come leggere una scheda tecnica di un vetro

Con questi parametri in mano, la scheda tecnica di un vetro smette di essere una tabella incomprensibile e diventa una carta d’identità. I cinque numeri da cercare, in questo ordine, sono sempre gli stessi.
Uno: la composizione, scritta con una sigla come 4/15Ar/4 o 33.1/16Ar/33.1. Il primo numero è lo spessore della lastra esterna, il secondo l’intercapedine (con eventuale gas indicato: Ar per argon, Kr per kripton), il terzo la lastra interna. La sigla «stratificato» come 33.1 indica una lastra di 3+3 mm con un film antinfortunistico. Due: la trasmittanza termica Ug in W/m²K, calcolata secondo la UNI EN 673: più bassa, meglio isola. Tre: la trasmissione luminosa TL, di solito espressa in percentuale: più alta, più la stanza sarà luminosa.
Quattro: il fattore solare g, cuore di tutto il ragionamento estivo: più basso, meno calore solare entra. Cinque: eventualmente la selettività, il rapporto TL/g, che alcuni produttori indicano esplicitamente. Se non compare, si calcola in un attimo dividendo TL per g. Una scheda tecnica seria dichiara sempre questi parametri secondo la EN 410 e la EN 673. Se un preventivo per gli infissi non riporta questi valori, o li riporta in modo generico, è un segnale: significa che stai comprando un vetro senza sapere cosa fa davvero.
In sintesi
Due vetri identici a vedersi possono lasciare entrare quantità di calore molto diverse perché dietro la trasparenza ci sono tre numeri che decidono tutto: la trasmittanza termica U (quanto isola), il fattore solare g (quanto calore fa entrare) e la trasmissione luminosa TL (quanta luce passa). Il vetro basso emissivo è nato per abbassare U e migliorare l’isolamento; il vetro a controllo solare per abbassare g e frenare il caldo estivo. I vetri selettivi moderni combinano le due funzioni. Sapere leggere questi numeri — stampati sulle schede tecniche di ogni produttore serio — significa scegliere con cognizione di causa, non con la speranza.
C’è un ultimo passaggio utile da fissare, per chiudere il cerchio. Il vetro non lavora da solo: dialoga con il telaio, con il gas dell’intercapedine, con le schermature esterne, con l’esposizione e con il clima. Un vetro eccellente montato su un telaio scadente perde una parte importante del suo valore, e viceversa. Ecco perché la scheda tecnica del vetro è l’inizio della conversazione, non la fine: è il documento che permette di ragionare in modo tecnico su un preventivo, invece di affidarsi a formule di rito. Il resto lo fanno la coerenza dell’insieme e la qualità dell’installazione.
È il livello di attenzione con cui, in Unyka, affianchiamo chi deve capire quale vetro entrerà davvero in casa sua: si parte dall’esposizione e dal clima locale, e si sceglie il vetro leggendone i numeri. Perché una finestra che porta luce da vivere è sempre, prima di tutto, una finestra scelta bene sulla scheda tecnica.
Fonti
Riferimenti normativi e schede tecniche di produttori consultati per la stesura di questo articolo. Numeri e definizioni sono verificati sulle fonti seguenti; i valori riportati come tipici sono ordini di grandezza estratti dalla letteratura tecnica del settore.
- UNI EN 410 — Vetro per edilizia: determinazione delle caratteristiche luminose e solari delle vetrate (definisce g, TL, riflessione solare, coefficiente di ombreggiamento SC).
- UNI EN 673 — Vetro per edilizia: determinazione della trasmittanza termica U delle vetrate.
- UNI EN 14501 — Tende e chiusure oscuranti: benessere termico e visivo, classificazione delle schermature solari mobili (definisce gtot e classi di prestazione).
- UNI/TS 11300-1 — Prestazioni energetiche degli edifici: parte 1, richiama la EN 410 per il calcolo del fattore solare del vetro (ggl,n).
- Assovetro — Nota illustrativa «Il controllo solare delle superfici trasparenti dell’involucro edilizio» (febbraio 2016). Sito: assovetro.it
- Saint-Gobain Glass — Schede tecniche gamma COOL-LITE (XTREME 60/28, XTREME 50/22, SKN, ST-STB) e pagina prodotti Controllo Solare. Sito: saint-gobain-glass.it
- Pilkington — Insulight e schede dati prestazionali (dati determinati secondo BS EN 410 e BS EN 673).
- Guardian Glass — Glossario prestazioni vetri: definizioni di g, SHGC, SC, assorbanza. Sito: guardianglass.com
- Studio Eubios — Approfondimento tecnico sul vetro basso emissivo (Low-E), tipologie di coating (pirolitico e magnetronico) e valori Ug tipici. Sito: studioeubios.it
- Alulen — Articolo divulgativo sul fattore solare g nei serramenti, con esempi numerici. Sito: alulen.it
Domande frequenti
Cos’è esattamente il fattore solare g?
È la quota di energia solare che il vetro lascia entrare in casa, espressa come numero tra 0 e 1 o come percentuale. Comprende sia la parte trasmessa direttamente attraverso il vetro sia quella assorbita dal vetro e riemessa verso l’interno. È definito dalla norma UNI EN 410 e va dichiarato per tutti i vetri marcati CE.
Basso emissivo e controllo solare sono la stessa cosa?
No. Il basso emissivo classico nasce per isolare, cioè per abbassare la trasmittanza termica U e ridurre le dispersioni invernali; ha di solito un fattore solare medio-alto e non ferma bene il calore estivo. Il vetro a controllo solare, invece, ha un coating che abbassa anche il fattore solare g, bloccando gran parte della radiazione solare. I vetri selettivi moderni combinano le due funzioni nello stesso prodotto.
Un vetro basso emissivo evita da solo il surriscaldamento estivo?
Non del tutto. Un basso emissivo standard ha tipicamente un fattore solare intorno a 0,50-0,60, quindi lascia entrare oltre metà dell’energia solare. Contro il caldo estivo aiutano di più i vetri a controllo solare o selettivi, con g intorno a 0,25-0,40, e le schermature esterne. L’isolamento invernale e la schermatura estiva sono due funzioni distinte.
Cos’è il valore Ug e a cosa serve?
La trasmittanza termica Ug misura quanta energia termica il vetro disperde per metro quadrato e per grado di differenza di temperatura tra interno ed esterno. Si esprime in W/m²K ed è definita dalla UNI EN 673: più basso, meglio isola. Un vetro doppio chiaro senza Low-E ha Ug intorno a 2,60 W/m²K, un buon doppio Low-E con argon arriva a Ug=1,0 W/m²K, un triplo con doppio Low-E anche sotto 0,8 W/m²K.
Cosa significa «selettività» di un vetro?
È il rapporto tra la trasmissione luminosa TL e il fattore solare g. Un valore alto significa che il vetro «seleziona» bene: lascia entrare molta luce e poco calore. I vetri altamente selettivi arrivano a valori attorno a 2,0-2,2, mentre un vetro doppio chiaro tradizionale sta intorno a 1,0-1,1. La selettività conta soprattutto per grandi vetrate esposte al sole, dove si vuole luce senza surriscaldamento.
Il vetro basso emissivo riduce la luce naturale in casa?
Molto poco. Il coating basso emissivo è progettato per riflettere l’infrarosso senza compromettere in modo percepibile la trasmissione della luce visibile: la trasmittanza luminosa resta generalmente elevata, tipicamente tra 65% e 75% nei vetri doppi Low-E di qualità. La stanza rimane luminosa; a cambiare è soprattutto il modo in cui il calore attraversa il vetro.
Su quale faccia del vetro si trova il coating basso emissivo?
Sul vetro doppio, il coating si posiziona sulla faccia interna di una delle due lastre, cioè verso l’intercapedine («faccia 2» nella nomenclatura tecnica), per essere protetto e per lavorare al meglio. Sul vetro triplo si applica su due lastre. È possibile individuarne la presenza con il classico test della fiamma, che vicino al vetro appare di colore diverso in corrispondenza della faccia trattata.
Come scelgo il vetro per la mia esposizione?
A grandi linee: sulle esposizioni a nord conta soprattutto l’isolamento (buon basso emissivo, g anche alto per catturare quel poco di sole); a sud conviene un basso emissivo o un selettivo bilanciato, con schermature esterne per l’estate; a ovest, dove il sole basso pomeridiano è difficile da schermare, ha spesso senso un vetro a controllo solare selettivo con g basso; a est un basso emissivo standard è di solito sufficiente. La scelta finale dipende dal clima locale e dalle schermature esterne disponibili.
Cosa significa la sigla 4/15Ar/4 su un vetro?
È la composizione del vetro doppio: 4 mm di spessore per la lastra esterna, 15 mm di intercapedine riempita con gas argon (Ar), 4 mm per la lastra interna. Composizioni comuni sono anche 4/16Ar/4, 33.1/16Ar/33.1 (dove 33.1 indica una lastra stratificata 3+3 mm con un film antinfortunistico) e varianti con kripton (Kr) nei vetri di gamma più alta. Il gas nobile nell’intercapedine riduce la trasmittanza termica rispetto all’aria.
Come si riconosce se un vetro è davvero basso emissivo?
Il modo più semplice è leggere la scheda tecnica del vetro: deve dichiarare i valori di Ug, TL e g calcolati secondo le norme UNI EN 410 e UNI EN 673. Esiste anche il classico test della fiamma: avvicinando una fiammella a pochi centimetri dal vetro se ne vedono le riflessioni sulle diverse superfici, e sulla faccia con coating Low-E la fiamma appare di colore leggermente diverso, tendente al rosso o al violaceo. È un test empirico ma consolidato tra gli addetti.
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